La cinque domande che ti faranno ripartire
La sfida più grande che mi ritrovai senz’altro a vivere nell’anno del mio 40esimo compleanno, come uomo e come imprenditore, fu un grave intervento al cuore. Si sa, gli anni tondi (i 20, 30, 40, ecc) segnano spesso punti di svolta. Un altro esempio fu il 2008, anno in cui, in piena crisi economica, mi ritrovai appena trentenne a gestire la mia ditta di restauro appena avviata dopo molti anni passati a lavorare per altri, e in quegli stessi anni diventai anche papà per la prima volta.
Tornando all’operazione al cuore…Era un pomeriggio di agosto, mi trovavo su un’impalcatura e stavo dipingendo la parete di un edificio alle porte di Vicenza, quando avvertii i sintomi di un infarto (o comunque di una grave insufficienza cardiaca). Fu una cosa tremenda: la testa cominciò a girarmi e vidi tutto nero. Riuscii ad arrivare a terra senza cadere perché fortunatamente ero imbragato (vedete quanto sono importanti le misure di sicurezza?!!), tornai a casa e andai filato a letto, dicendo a mia moglie che ero molto stanco. La sera stessa chiamai uno studio medico per alcuni accertamenti, perché ero consapevole di avere un piccolo soffio al cuore sin da bambino.
Ricordo ancora il giorno della visita, non sentivo più le gambe e nemmeno più le braccia: ero terrorizzato. Mentre mi facevano l’ecodoppler, il medico mi disse che la situazione era gravissima e che mi sarei dovuto far operare immediatamente da un bravo cardiochirurgo per “stenosi aortica” severa (cioè in fase avanzata): la valvola bicuspide era completamente calcificata e anche la situazione della valvola aortica era compromessa e richiedeva una plastica aortica.
Dovevo tornare a casa e dire tutto a mia moglie che, tra l’altro, era incinta della secondogenita, Alma Lucia.
Che incubo! Ero in pericolo di vita, con una moglie incinta, un figlio piccolo e un’attività in proprio che non sapevo se avrei potuto portare avanti.
Arrivato a casa le esposi i fatti. Dapprima scoppiò a piangere ed io con lei; poi però, giustamente, si infuriò anche, perché erano stati la mia negligenza ed i troppi impegni di lavoro a portarmi a trascurare la salute e a non fare, negli anni, i controlli dovuti. Ebbene sì, mea culpa!
Preso coscienza di ciò non ci fu da parte nostra un atteggiamento negativo o di disperazione; al contrario, assunsi un’attitudine assolutamente propositiva: non mi chiedevo perché era accaduto questo, perché proprio a me, perché a 40 anni, perché con una moglie incinta, perché con un’attività in proprio e tutte le conseguenze del caso. Diciamocelo, tutti questi fattori potevano rappresentare dei seri problemi, cari amici. Invece decisi di ringraziare per essere ancora vivo.
Il cardiologo che mi aveva fatto l’esame era stato chiarissimo: avrei potuto morire da un istante all’altro, quindi avrei dovuto cercare velocemente un buon cardiochirurgo; e così feci, con la certezza che sarebbe andato tutto per il meglio. Quella stessa certezza che, inconsciamente, mi aveva accompagnato durante tutta l’esistenza, quella che mi aveva sempre sussurrato “ce la puoi fare, hai infinite risorse per cambiare la tua vita”.
Mia moglie è davvero un essere molto speciale. A volte mostra una meravigliosa fragilità, altre volte una forza immensa, grande quanto quella di un esercito.
Decise che sarei stato operato dal miglior cardiochirurgo in circolazione, e senza spendere un soldo (quindi in un ospedale pubblico). Con una determinazione e una tenacia fuori dal comune, non piangendosi addosso, ma chiedendo semplicemente a sé stessa come riuscire a trovare un luminare che mi operasse, mobilitò tutte le sue risorse interiori, e dopo un’ora di frenetiche telefonate ebbe tra le mani il nome di colui che mi salvò la vita, la cui lista d’attesa infinitamente lunga si spalancò per noi, grazie a una disdetta dell’ultimo minuto che lasciò libero un posticino per me.
Questo è l’atteggiamento mentale corretto che siamo chiamati ad avere come uomini, imprenditori e genitori.
Ok, una tragedia è una tragedia. Non possiamo essere positivi a tutti i costi, ma dobbiamo essere incoraggianti per noi stessi e i nostri amici, parenti, figli, collaboratori e colleghi.
Una grave operazione al cuore, un infarto, un grosso problema di salute o, per agganciarmi alla situazione attuale, una recessione economica senza precedenti come quella innescata dal covid19, sono senz’altro degli enormi scossoni. Possiamo, però, decidere di non piangerci addosso, ma tenere il focus sulla soluzione: così accadrà il miracolo.
- Come posso trovare una soluzione in questa situazione di difficoltà? Come mi posso tranquillizzare?
- Chi mi può dare consigli o suggerimenti per trovare questa soluzione?
- Come posso riorganizzare la mia attività per far fronte a questa crisi economica? Quali corsi posso frequentare? Come posso continuare a fare ciò che ho sempre fatto in maniera diversa e più produttiva?
- Come posso continuare a star bene in termini emotivi, di salute, economici, nonostante tutto?
- Come posso ritrovare una maggiore forza, vitalità, salute ed equilibrio? Chi mi può aiutare?
Terminata la riabilitazione post-intervento, davanti a me avevo due strade percorribili: potevo scegliere di abbandonarmi alla depressione o ad altri problemi piscologici a cui spesso vanno incontro molti cardiopatici oppure potevo scegliere di tornare alla vita, tirando fuori anche la forza che non avevo, come più volte mi ha invitato a fare il mio amico Giorgio e i tanti angeli vicini e lontani che si sono presi cura di me con la loro forza ed energia, compreso tutto il personale del San Donato Milanese e del Centro di riabilitazione di Arco che ringrazio immensamente.
L’unico grande consiglio che mi sento di darvi, è di ricordare sempre (anche nei momenti più difficili della vostra vita, come può essere anche il presente, in cui ci sono decine di persone che stanno male, che magari non hanno nemmeno i soldi per arrivare a fine mese o stanno chiudendo l’attività, che affrontano problemi di salute in un contesto sanitario di incertezza, di paura e solitudine..) che se rimanete sintonizzati sulla paura, ciò creerà un effetto di risonanza enorme, che si “manifesterà” nella situazione di caos e smarrimento a cui stiamo assistendo nell’ultimo periodo. Al contrario, tenete un’attitudine propositiva, che non significa non riconoscere i problemi, ma mantenere il focus su come poterli risolvere, cercando nuove strategie per sopravvivere a sé stessi e rinnovarsi di giorno in giorno.
A volte fare questo costa una fatica immane, lo so per esperienza diretta… quando uscii dalla rianimazione dopo un intervento a cuore aperto di otto ore, trafitto nel corpo e nello spirito, attaccato a cavi, cavetti e canalette, e con un dolore atroce ovunque, dovetti fare una scelta: stringere i denti o soccombere al dolore. Prendere o lasciare.
Colui che sopravvive a sé stesso, anche nelle tragedie, non lo fa perché è più bravo degli altri, ma perché SCEGLIE di farlo. Sceglie di combattere, di reinventarsi e di ricominciare da zero quando serve, costi quel che costi.







